Tema

Per la sua seconda edizione, la direzione dell'Apulia Land Art Festival ha scelto il tema “Usi e immaginari del carbone”. Un materiale che può essere sia di origine fossile sia derivato da combustione boschiva, che presenta caratteristiche comuni e differenze sostanziali, connotazioni positive o negative a seconda dell'angolazione da cui lo si guardi, dal punto di vista della storia dell'energia o della storia sociale, dei temi legati all'impatto ambientale ai costumi e agli immaginari ad esso legati. Due sono i motivi principali che legano il carbone – sia fossile sia da combustione boschiva – a Specchia e al Salento, alla loro storia energetica, ambientale ed economica da un lato e alla storia sociale dall'altro.

Specchia vanta una lunga storia nella salvaguardia del proprio territorio e nell’impegno a favore dell’utilizzo di energie rinnovabili. Se infatti a Specchia oggi è vasto l'impiego di impianti fotovoltaici, l'attenzione per il tema dell'energia in un'ottica green prese avvio già all'inizio del Novecento, quando il Comune avvertì la necessità di tutelare il proprio territorio passando dall’uso domestico dell’energia e della natura – il focolare e il bosco – allo sviluppo dell’economia locale basato sull’attività della produzione di carbone. Il carbone fu utilizzato anche per alimentare la locale centrale a gas povero, costruita nel 1856 dal titolare di un pastificio del paese per far funzionare il suo mulino, che inoltre distribuiva l’energia prodotta a utenti pubblici e privati di Specchia. Così il carbone, prodotto in gran quantità dal bosco che circondava il borgo, divenne un valido sostituto del petrolio, più costoso ed inquinante. Tale passaggio dalla civiltà contadina alle fonti rinnovabili è testimoniato e raccontato dal Museo del Bosco e delle Fonti rinnovabili di Specchia, attento alla tradizione e all’ambiente, all’interno del quale vengono sviluppate tre tematiche: la civiltà contadina, il bosco e le fonti rinnovabili.

Il carbone – in questo caso il fossile – è al centro anche di una storia che ha segnato profondamente la vita dei salentini e degli abitanti di Specchia. Furono migliaia i pugliesi, che nell’immediato dopoguerra, partirono alla volta dei Paesi d’oltralpe o d’oltreoceano con annunci di paghe alte e tenore di vita migliore rispetto al Sud Italia. E purtroppo molti di loro non fecero più ritorno, come i 262 minatori rimasti sepolti sotto il carbone nelle miniere del Bois du Cazier a Marcinelle nella tragica data dell’8 agosto 1956; 136 erano italiani, 22 provenivano dalla Puglia. Ma i minatori italiani avevano cominciato a lasciare l’Italia già dieci anni prima di quell'incidente, in seguito ad un accordo tra il Governo belga e quello italiano: “lavoro in cambio di carbone”. Con questo accordo “uomo-carbone”, numerose braccia di pugliesi hanno garantito all’Italia postbellica il carbone necessario alla sua crescita economica. In cambio di 1.000 minatori a settimana per ognuno dei cinque bacini carboniferi belgi, il Governo belga mandava all’Italia 200 chili di carbone al giorno per minatore. “Venduti per 200 chili di carbone” è infatti la scritta che capeggia sulla parete del Museo del Minatore di Casarano, borgo in prossimità di Specchia, uno dei rari musei italiani dedicati a questa figura importantissima dal punto di vista storico, sociale ed economico. Il museo narra, con dovizia di particolari, una porzione di storia del Salento che è anche una storia di lavoro e di emigrazione custodita nelle memorie dei suoi abitanti. Documenti, testimonianze, attrezzi da lavoro sono alla base della collezione museale, realizzata a partire dalla seconda metà degli anni quaranta da Lucio Parrotto, ex minatore casaranese che per oltre un trentennio ha lavorato nelle miniere del Belgio, fondando poi il museo a lui intitolato. Tale museo rappresenta una risorsa unica e fondamentale per tracciare la storia di un'attività, quella dell'estrazione mineraria, su cui si è basata gran parte della ricostruzione italiana postbellica. Sempre a Casarano è presente inoltre il Monumento al Minatore Salentino, inaugurato il 7 dicembre 1996, nel 40° anniversario della tragedia di Marcinelle.

L'individuazione del carbone come tema dell'Apulia Land Art Festival 2014 nasce dunque dall'idea di portare il pubblico a rapportarsi con sguardo inedito su questi due materiali che hanno inciso poliedricamente e a fondo sulla storia sociale del territorio salentino.


Apulia Land Art è certificata da: