Come ogni anno, la fine del Festival segna l’inizio di quello successivo, ispirando gli organizzatori nella scelta del tema e quindi della location. L’edizione precedente, all’insegna dell’agricoltura, si è conclusa con un filo conduttore che riporta alla pietra, al muretto a secco tipico delle terre pugliesi. Il viaggiatore che arriva in Puglia non può esimersi dal fermare il suo sguardo sulla ricchezza di pietra affiorante dalla terra. Ed è stato così anche per Giorgio Orbi, l’artista che la scorsa edizione ha realizzato AcidCulturE, il grande smile che diventa ambasciatore del succedersi di due epoche, la corrente e la precedente, raccontandone le trasformazioni culturali e generazionali. Da icona dell'infanzia, a quella della diffusione della cultura dell'house music, lo smile di AcidCulturE sintetizza i nuovi linguaggi di massa che, partendo dal segno, aboliscono gradualmente la parola scritta. In questo quadro, lo smile di Orbi assume un carattere fortemente identitario, celebrando il muretto a secco e l'architettura locale, un'architettura contadina che ha sposato gli statement dell’edizione 2015 del festival, titolata infatti "Agriculturland". L'agricoltura, quindi, diventa il legame fra l'opera di Orbi e i suoi messaggi cifrati, che proprio come l'agricoltura e i suoi campi hanno subito uno stato di abbandono ed un arresto di produzione.

I lavori sono incominciati su una porzione di terreno di notevole interesse archeologico dell'epoca messapica, la più antica dei terreni rimasti, scelta appositamente dall'artista per tale speciale connotazione con la storia del territorio. Con la collaborazione di decine di persone del luogo, l'artista ha eretto, seguendo gli statement di questa edizione del festival - AgriculturLand - un muretto a secco, operazione complessa - a suo modo monumentale (più di 100 quintali di pietre, molte delle quali rimaste inutilizzate) - portata avanti con grande energia e passione. L’idea era quella di donare a Ostuni un lavoro che, unendo tradizione e linguaggi contemporanei, potesse essere un possibile punto di incontro capace di riattivare un’area ormai muta. L'opera purtroppo, per questioni esterne al Festival, è stata interrotta ed è rimasta incompiuta. Da qui, da questa speranza interrotta, da questo sorriso incompleto, l’Apulia Land Art Festival ha deciso di partire per il tema della nuova edizione 2016.

Dall’agricoltura, all'acqua e alla pietra.

I muri a secco, con le pietre fornite dalla necessaria pratica dello spietramento dei terreni per renderli idonei alla coltivazione, hanno modellato il territorio prescelto per questa IV Edizione, il Parco dell'Alta Murgia. Un territorio nel quale, come in tutta la regione Puglia, vige il costante interscambio tra pietra e acqua pluviale, sotterranea o marina. Uno scambio che ne ha definito la morfologia, la coltura e la cultura; un ponte tra elementi che ne ha determinato l’evoluzione storica, artistica e antropologica. Pietra e acqua, la loro relazione nei millenni e il loro reciproco modellamento saranno quindi alla base del tema della IV Edizione dell’Apulia Land Art Festival, che quest'anno si ispira al famoso motto latino: “Gutta cavat lapidem” che, per l’occasione, ha subito una piccola modifica e si è trasformato in “Gutta cavART lapidem”.


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